Sport francescani
Nel giorno in cui Federica Pellegrini, campionessa brava e bella e che, ce ne rallegriamo con lei, qualche soldino con gli sponsor e le réclame dovrebbe riuscire a farlo si è sfogata via Twitter con la Federazione nuoto perché due medaglie d’oro mondiali e tre record del mondo le hanno fruttato tremila miseri euro (diviso per le ore di allenamento, fa una paga oraria da far vergognare il Bangladesh), Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano le nazionali di calcio di Italia e Argentina. Gran tifoso del fútbol, come si sa, e grande amico di Madonna Povertà, come si sa ancor di più, Francesco ha accolto la quarantina buona di famosi campioni dei due continenti in un clima di “festosa confusione” e ha detto, ovviamente, alcune belle e buone cose. Da par suo.
23 AGO 20

Nel giorno in cui Federica Pellegrini, campionessa brava e bella e che, ce ne rallegriamo con lei, qualche soldino con gli sponsor e le réclame dovrebbe riuscire a farlo si è sfogata via Twitter con la Federazione nuoto perché due medaglie d’oro mondiali e tre record del mondo le hanno fruttato tremila miseri euro (diviso per le ore di allenamento, fa una paga oraria da far vergognare il Bangladesh), Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano le nazionali di calcio di Italia e Argentina. Gran tifoso del fútbol, come si sa, e grande amico di Madonna Povertà, come si sa ancor di più, Francesco ha accolto la quarantina buona di famosi campioni dei due continenti in un clima di “festosa confusione” e ha detto, ovviamente, alcune belle e buone cose. Da par suo. Ha detto che “voi calciatori siete molto popolari, la gente vi segue in campo e fuori, e questa è una responsabilità sociale”. Ha detto che “in campo devono esserci bellezza, gratuità e cameratismo”. Ha chiesto, con la consueta umiltà: “Pregate per me perché nel campo in cui Dio mi ha posto possa giocare una partita onesta”.
Poi ha detto pure che, per quanto professionisti, i calciatori non dovrebbero dimenticare “il dilettantismo”, anche se (sottinteso “purtroppo”) “il calcio è diventato un gran business”. E anche questo è un bel pensiero. Solo che, mentre lo esprimeva, il Papa dei poveri e delle periferie aveva davanti a sé, a occhio e croce, quasi il Pil del Lussemburgo, in ingaggi stratosferici, cartellini che valgono come pacchetti azionari e diritti d’immagine su scala mondiale. A leggergli il saluto che lo invitava con tono elevato, “Cristo illumini il suo cammino a favore dei bambini, dei più vulnerabili e di quanti soffrono”, c’era Leo Messi, forse il calciatore più pagato del mondo. Niente di male, in fondo, e il Papa gesuita conosce bene il mondo e come va. Ma un po’ come per le parole sulla globalizzazione che disse a Lampedusa, resta la sensazione un po’ surreale della lontananza, quasi alla fine del mondo, che a volte sembra separare il mondo come business e volontà di potenza e il mondo delle creature di Francesco.